Un testo di Andrea Inglese, da "Prati"

In Esiste la ricerca17 Febbraio 20254 Minuti

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Andrea Inglese

PRATO 201 (Coppia di viandanti, ciuffo secco di steli, gagliardetti)

da Prati
(Tic Edizioni, coll. UltraChapBook, 2025)

 

 

— Non vado da nessuna parte in questo budello psichico. — Ti sbagli: è solo velatura grigiastra sul mondo, effetto di comune melanconia. — Ci hanno addestrato per le cose, per l’inorganico, e la caccia, eventualmente, non per l’introspezione. — Siamo la testa e la croce di un identico essere: dagli occhi le figure entrano, dalla bocca le parole escono. — Al romanticismo dei rognoni, preferisco il realismo del pugno di ferro. — Non è con le dispute ideologiche che si riempie il panino, e ricorda la Ricerca. — Appunto! Da quale treno siamo scesi, se erano tutti fermi? — Devono fermarsi affinché tu scenda, il peggio viene dopo: loro partono di corsa e tu cammini adagio. — Chiediamo a quella famiglia sciagurata sul ciglio del torrente. — Non perdiamoci in conversari. La distanza non la ridurremo attraverso creanza o elemosine. — Guardiamo almeno dove mettiamo i piedi: il corpo ha le sue ragioni, ma non sono identiche alle mie. — I miei seni sarebbero magnifiche ragioni di fermarci a studiarli. Alla tua età non se ne sa ancora niente. — Un badile secco, è quello che mi basta. — Un capezzolo ti basterebbe per l’eternità, se non fosse il tuo. — Una macchina per stracciare le toghe e i mantelli, vale di più di una morbi­dezza di labbra. — Non dimentichiamo la Ricerca, abbiamo questo ricordo da portare avanti. — Ci hanno lungamente preparato, come fosse una missione sovrannaturale, ma l’esemplare che ho in mano sta seccandosi. — Stringi bene la paglietta tra le dita. — Non è quasi più verde. — Stringila e pensa a quando era fresca, inverdita, acerba, spinosa, brulicante, densa di venuzze, fogliuzze, verzure, rugiadine, api da fiore. — L’esemplare è paglioso ormai, va a ritroso nel giallo limone, nel coro spettrale delle pannocchie, dei girasoli folli, fra poco mi prende fuoco anche la mano. — Prato hanno detto, e prato sarà: per questo siamo nati, nel suo crepuscolo moriremo. — Basterebbe un orlo metonimico: un rastrello, la viscera di un topino sfondato da una lince. — Intanto piove, e sorgono ancora sogni. — Qui sei tu nella bolla filtrante; io mi sento pelle e ossa, vedo gli spigoli d’acciaio delle cose. I crateri lunari mi raschiano il respiro. — Un giorno di realismo, per sei giorni di romanticismo. Ma il prato non sarà né testa né croce, né lattuga né olmo, né foresta né pietraia, né toro divino né demoniaca cornacchia: il prato resta fuori, intermediario, mezzano, regno di transito. — Ora che l’ho trovato, possono venirmi a prendere. — Sediamoci un minuto almeno. — Ora che lo vedo, anche lo disconosco. — Butta via l’esemplare, scegli l’originale. — Ora che lo tengo, mi rendo conto che non ce n’è abbastanza. — Scaldati di fronte al prodigio: il prato resta nella sua forma, il concetto non ne esce manco di un pelo. — Ora che sono al limite, ho nostalgia di questa terra parassitata, di queste pelurie vegetali, di queste organizzazioni di steli e lembi morbidi. È il disuso che mi esaspera! — Ti daranno una diaria, e un piccolo gagliardetto del Ricercatore. Tutto è andato così veloce. Posso singhiozzare di felicità adesso. — Semplicemente siamo testimoni obbligati. Siamo venuti qui per dire: prato, bello, arioso, verdino, liberty. E di tutte le credenze avute, non mi resterà che un ciuffo d’erba da associare all’esemplare di paglia, e un gagliardetto da agitare durante le parate.

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Quattro testi di June Scialpi

In Esiste la ricerca11 Febbraio 20255 Minuti

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June Scialpi

 

da:

Retriever (Possibile inquadramento teorico di un)
– Tic Edizioni, coll. UltraChapBook, 2025

 

 

 

Finalmente svegli e anche un poco vivi si danno da fare nelle loro forme ottuse, canidi trascinati da donne come pesi sulle spalle, come slittini impossibili, trascinati in salita con i piedi che affondano nella neve. Chi li ha visti arrivare ha detto eccoli, ma nessuno li ha visti. I loro sguardi come la stagione della monta, salive arrapate, seguono i passi, occhi fuori dalla bocca (storie da raccontare) e anche sotto la gonna. In cima una sala d’aspetto che è piena di maschi di mezz’età lì depositati: esseri stanchi dalle rade barbe grigie, uomini tristi ascoltano Bowie, il negativo della storia.

 

* * *

 

Piangi all’inizio di ogni storia perché desidereresti fare le cose anche tu. Alcuni libri sono il resoconto di esperienze vissute ma non lo dicono, e chi li scrive maschera che ci siano delle ricorrenze tra la vita e il mondo del testo, che ci siano ricorrenze tra le parole e le parti dei corpi, tra cose che si sono dette e cose che vengono riportate. Alcuni nomi sono esattamente i loro nomi. Interrogarsi su questo tipo di vergogna serve solo a delegittimare la pratica: alcune persone credono che nascondersi sia il modo esatto per veicolare una storia della quale vogliono raccontare solo alcune cose. Tu leggi quei libri e rimpiangi le esperienze delle altre persone come se fossero tue, e scrivi dei libri di esperienze che a te non sono successe. Quando ti sorprendi a fissare il vuoto dopo aver divagato a lungo su episodi che non ci sono stati, ti chiedi cosa ti porta a voler vedere quelle immagini. Distogli lo sguardo dal bisogno che hai e che non puoi controllare e riporti la realtà nel mondo vero, prima di portare la finzione nel mondo del testo. Un r. è solo un r., la sua voce pure. Non ti accorgi che le cose cambiano. Una palla è solo una palla finché non diventa un desiderio, il desiderio della palla.

 

* * *

 

Quando si addormentano lui abbraccia l’altra e non si meraviglia dell’intimità di quel contatto. Lei è sorpresa dalla saldatura della morsa, la tensione del braccio intorno. Se quella notte avesse sognato di sputare tutti i suoi denti, o di affogare, agitando il corpo come se il corpo stesse nuotando, si sarebbe scoperta nella veglia sostenuta da quel vincolo. L’espressione «sono nelle tue mani» infatti significa riporre fiducia. E ancora nelle mani di. Nelle mani di qualcuno. Con forza nelle mani. Cadere nelle mani di o al sicuro nelle mani di. Nel mondo del testo le mani potrebbero avere un’importanza di rilievo e invece gli umani attuano strategie di oscuramento, si adattano proteggendosi dagli interrogativi. Temono che qualcosa termini. Fanno di tutto affinché le cose non. Per fare sì che le cose non.

 

* * *

 

Ricorrenza obliqua della parola nel testo. Ricorrenza perpendicolare della figura nel testo rispetto alla ricorrenza obliqua della parola. Ricorrenza che non può bastare affinché il testo si illustri nel suo stesso compimento. Marcatore di ricorrenze per finalità di significato. Soddisfazione scarsa. Cosa viene dopo viene prima. Visita nel museo dell’autocoscienza. La stanza è aperta, insonorizzata. Il r. è sulla spiaggia, il r. è al porto, il r. sta viaggiando, scattando foto. Non usa parlare quand’è così, non promuove gesti, non concretizza la propria presenza tramite movimenti. Potrebbe essere forte, stringere con le mani degli oggetti, potrebbe portare qualsiasi cosa ovunque. Nella curva di apprendimento si forma una parabola. Il r. rimane immobile, così fa se le cose intorno spariscono, danno un commiato sommario. Cosa fa se le perde. Così fa. Ricorrenza obliqua della presenza nel testo. Ricorrenza della sua assenza perpendicolare nel testo rispetto alle ricorrenze della sua figura. Perdita di quota, marcatore di assenza. Un viale alberato, gelaterie ai lati. Nuvole niente, cielo nel testo aperto. Un piazzale dopo, soddisfazione copiosa. Il r. è contento.


3 febbraio: chiusura biglietteria Teatro Leonardo

In News3 Febbraio 20251 Minuto

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Lunedì 3 febbraio
la biglietteria del Teatro Leonardo
resterà chiusa per lavori.
Riaprirà regolarmente da martedì 4 febbraio
nei consueti orari.

È possibile acquistare biglietti
o abbonamenti online su biglietti.mtmteatro.it
oppure presso la biglietteria del Teatro Litta
in corso Magenta 24, Milano.

Ci scusiamo per il disagio.

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Stefania Zampiga: "adesso"

In Esiste la ricerca29 Gennaio 20255 Minuti

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Stefania Zampiga

adesso

 

il tempo sta dentro una malattia e non ne esce
Christophe Tarkos

 

un punto dalla lente scura
cerca con filtri quanto vede
indietro e avanti un tasto
senza scostare i palmi batte
dalla base non carta davanti
bianco schermo aereo
e fresatrice ronzano
pausa rumore a spirale
come
vampata di gas
infuocante clacson
orologio
vampate clacson
cinguettii.

parola segue qui.

qui comincia

comincia qui parola,
‘perché’. come, pulsante.
nella non successione
un cielo. pensiero.
che è, di traccia quasi niente
domanda si sa.
della non successione
una zona di nulla
con quel punto non deve,
può stare.

intervalli, queste fasi
in sospeso

gli errori dove errare dovrebbero
sempre.

una risposta, potevano:

innescano perché
ignorano perché
inaspriscono perché
insistono perché
mentono perché
moltiplicano perché
non si fermano perché
si allargano perché
si rinforzano perché

ma, appena a malapena, minimamente, si sa, la gente a fatica, quasi affatto, o troppo, in troppi, lunghi, rivoli reiterazioni circonvoluzioni dislocazioni
vortici, voci rauche, guaste, quasi le conversazioni

‘perché’ comincia nell’inverso
a sprofondare un grumo
indistricato di tutte
impellenti
domande di sfere
vicino-lontane, svariate,
diverse, opposte mutevoli
contraddittorie stratificate
(provengono da ogni parte)
si gonfia,
sale.
qualcosa come

(nasce nel XIII secolo da “per che”, sottinteso “motivo”) per che motivo, movente, con quale motivazione, quale ragione, cagione, causa, capriccio, cinismo, torto, scopo, fine. come mai, come

 

un colle monte cima picco catena di cime

vivendole molto dall’interno, come da un’esplosione intima

il volume (the person(a) is immaterial, tempi, modi)

 

perché innesca-no?
perché ignora-vi?
perché inaspri-amo?
perché insistere-bbe?
perché menti-ranno?
perché moltiplica-ste?
perché

……

perché

 

* * *

 

 

…uno stato di forza. Forza: (qualsiasi) causa capace di modificare lo stato di quiete o di moto di un corpo … Nella fisica delle particelle elementari, il termine è usato spesso come sinon. di interazione. Di cose astratte, in quanto esercitino una costrizione:

 

li/le lə vedi

fuoridentrodentrofuori. altro

(a, rispondere)
please

nei modi, nelle forme, maniere, accenni, versi

prova

airone, albatros,  alca, alce, anaconda, anatra, anguilla, aquila, ape, armadillo, asino, avvoltoio, balena, bisonte, blatta, boa, bufalo, calabrone, cammello, camoscio, canarino, canguro, cane, capra, capriolo, cardellino, castoro, cavallo, cavalluccio marino, cervo, cervo volante, cicala, cicogna, cigno, cimice, cinghiale, civetta, coccinella, coccodrillo, colibrì, colomba, coniglio, corallo, corvo, criceto, cuculo, daino, delfino, dodo, donnola, dromedario, elefante, emù, ermellino, farfalla, fagiano, faina, falco, fenicottero, foca, formica, fringuello, furetto, gabbiano, gazza ladra, geco, ghiro, giraffa, gufo, ippopotamo, istrice, lama, lemming, leone, lepre, libellula, lince, lombrico, lontra, lucciola, lucertola, lumaca, lupo, maiale, manta, mantide, merlo, mitilo, montone, mosca, moscerino, mulo, murena, narvalo, oca, orca, ornitorinco, orso, paguro, passero, pavone, pecora, pellicano, pettirosso, picchio, piccione, pidocchio, pipistrello, pitone, pollo, polpo, pulce, pulcino, puma, puzzola, ragno, ramarro, rana, renna, riccio, rinoceronte, rondine, rospo, quaglia, salamandra, salmone, scimmia, scoiattolo, scorpione, spugna, squalo, stambecco, struzzo, tacchino, talpa, tarlo, tarma, tartaruga, tasso, testuggine, tigre, topo, tortora, tracina, tricheco, usignolo, verme, vespa, vipera, visone, volpe, zanzara, zebra, zecca.

si entra passando da questo minuscolo foro, una perforazione

non si sa dove, da non si sa dove, verso dove non si sa

anche le virgole, i caratteri, revisioni, elimina, disegno, lettere, riferimenti, giustificato

 

Il destino continua a spingere

della carne in questo caso, gli strati. l’involucro

…progressivamente lo spazio, vitale. sociale e personale. e. quello intimo. (di 20-50, cm. dicono). il respiro.

come, pinbody. da subito solo ossa. il corpo (prova tu a prescindere).

Quello che è sicuro è che dalla manipolazione possono derivare dei fenomeni strani.

Forse è per via della guerra
cieca, cellulare, centro
muto, mutante

Renata Morresi

progetta-no/re: esplosione telecomandata, la scissione atomica, l’incendio.

dall’umore acqueo dell’occhio
un’iride a fuoco di pigmenti neri
la camera anteriore scherma

 

                                                                                                         quanto vuoi che siano senzienti le vongole
Lorenzo Mari

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Inediti di Chiara Serani

In Esiste la ricerca20 Gennaio 20251 Minuto

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Tre inediti di Andrea Piccinelli

In Esiste la ricerca13 Gennaio 20254 Minuti

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Andrea Piccinelli

Tre inediti

 

Una busta, un involucro di vario formato (o custodia di carta robusta), accanto a una lettera, segno grafico rappresentante un suono, lo spostamento di particelle provenienti da un oggetto, lo scopo di un comportamento, il modo di agire, esercitare un’influenza, malattia acuta e contagiosa, trasmessa mediante contatto, l’accostamento, l’aderenza, l’unione di due insiemi composti da diversi elementi, i rudimenti di una materia che occupa uno spazio, un ambiente circoscritto in cui si svolgono dei fatti che hanno consistenza reale, un’esistenza effettiva, che produce un effetto, un’impressione originata da una causa, il motivo per il quale compare una fessura in un muro che si frantuma, accanto a un palazzo in decomposizione, un complesso che si disfa nelle forme più semplici, privo di elementi pretenziosi, caratterizzati dall’ambizione di ostentare il proprio valore, la misura delle doti morali e intellettuali, le cognizioni acquisite con l’ausilio della mente, l’insieme delle attività riferite al pensiero, un’opinione sull’effetto incerto e preoccupante accanto a una pagina strappata che svanisce, che si attenua, che non esiste, essendo un ponte sospeso tra una strada vuota e un passaggio che è già andato, guasto, ridotto in condizioni non buone dall’azione di insetti e parassiti, che si nutrono sfruttando altri organismi, che vivono senza lavorare, senza essere in azione, senza agire sulle componenti ossee del corpo

 

*

 

Qualcosa di completo, privo di elementi mancanti, che non sono presenti o sono assenti, rivolti altrove con lo sguardo, la vista di una guida e una struttura mancanti di qualcosa che ci si aspetta, il desiderio che qualcosa succeda senza che nulla cambi il passo, il movimento degli arti, le appendici, le parti accessorie, marginali, le glosse segnate sul margine di un foglio, un pezzo di carta rettangolare con tutti gli angoli interni retti, conformi a una regola, una norma da seguire in un contesto, l’ambiente nel quale un organismo si muove e cresce e si sviluppa, ha un incremento, un aumento della prosperità, il rigoglioso sviluppo, l’accrescimento progressivo della produzione industriale, che genera beni e servizi, lavori svolti dietro compenso, un corrispettivo, che si riceve in cambio, la sostituzione di un oggetto con un altro, diverso, con qualità dissimili da quelle di un altro soggetto, sottoposto all’occupazione straniera, di elementi estranei, non conosciuti, di una regione ignota, di cui nessuno sa nulla, senza importanza (di poco conto, o che non esiste)

 

*

 

Galleggia sulla superficie, una forma geometrica senza spessore, ad esempio una lamina molto sottile, acuta e leggera, di poca importanza, che ha grande rilievo, che risalta rispetto a un fondo, un appezzamento di terreno, un tratto più o meno esteso di terra, il suolo pubblico, che è aperto a tutti, all’intera quantità di residenti, i giudici contrapposti agli astanti, che stanno accanto, vicino a una foto che non ricorda, a un ricordo che non resta, che si trattiene circondato da linee che si incrociano e traccie accavallate, sovrapposte a una coltre sterile, incapace di concepire, di immaginare le dinamiche essenziali, i meccanismi indispensabili, di cui non si può fare a meno, in minore quantità, un grande numero di corpi che resistono, che sopportano le forze avverse, che stanno di fronte alla facciata di un edificio, un’abitazione costruita come riparo, a difesa contro le intemperie, ad esempio le perturbazioni atmosferiche, che hanno luogo nell’atmosfera, l’involucro gassoso che circonda un pianeta, un corpo celeste che orbita intorno a una stella, un astro che brilla di luce propria, che gli appartiene, è sua


Un testo di Damiano Torre

In Esiste la ricerca7 Gennaio 20257 Minuti

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Damiano Torre

Slalom

 

Tutto torna, anche i prossimi
quarantanovemila anni.

 

 

Dice il Samurai che è da stolti cercare di evitare ciò che si è diventati.
E gli errori?
Te li portano al tavolino insieme al conto,
in uno di quei pomeriggi dove stare seduti a un tavolino è magnifico.
E i ricordi?
Si ripresentano più rarefatti.
Pellicola vecchia, immagini traballanti, audio che va e viene.

 

 

Quando sento parlare di traffico mi viene in mente il traffico.
Parlarne è superfluo.
Poi mi rendo conto di essere un pessimista.
Un ottimista saprebbe trasformare il superfluo in super-fluo.
E col super-fluo potrebbe sottolineare anche queste stronzate.

 

«In fondo…» mi diceva un amico ottimista
(divenuto, a furia di trasformare aggettivi e sottolineare stronzate, anch’egli pessimista)
«… basterebbe poco. È che in pochi trasudano amore.
Lo vedi da come ti fanno un gelato o riparano un carburatore.»

 

 

Alcuni a mani nude combattono la normalità.
Altri se ne stanno appollaiati ad alimentare il lamento collettivo.
Stracarichi di armi.

 

 

Se questo è il dentro aspetto fuori.

 

 

«Ehi, Johana, ho avuto un’idea!
Non sarebbe incredibilmente bello
se tu e io un giorno aprissimo una trattoria macrobiotica?»

 

 

«Johana, se un giorno io e te aprissimo una trattoria macrobiotica,
potremmo finalmente lasciarci in pace.»

 

 

Ieri mi sono avvicinato al mio Maestro mentre meditava.
Gli ho toccato la spalla e gli ho detto:
«Maestro, che ne pensi se un domani avviassi una trattoria macrobiotica?»
Il Maestro ha aperto un occhio e mi ha detto:
«Muori ora, se puoi.»

 

 

Qualche tempo dopo in treno incontro una psicoterapeuta.
Parliamo della vita. A un certo punto dice: «Deve andarci in Isvizzera.»
Provo lo stesso fastidio di quando sento hanno sposato o leggo vendonsi.
Mi rattristo e guardo fuori.
È tutto nero perché il treno attraversa una galleria.
Mi rigiro e la psicoterapeuta insiste: «Mi creda, ci vada in Isvizzera!»
Quindi si alza.
Salutandola penso: «Non ci andrò mai in Isvizzera.»
Appoggio di nuovo la testa sul finestrino.
Guardo fuori. Siamo già a Zurigo.

 

 

Perciò vado all’ufficio attività produttive.
Mi reco allo sportello.
Di fronte a me un’impiegata anziana.
Una di quelle della Roma di una volta. Una che fuma anche senza sigarette.
Legge velocemente. Alza lo sguardo al di sopra alla stecca degli occhiali a mezza luna,
mi guarda e timbra il foglio.
«Torni tra quindici giorni.»
«Grazie.»
Mi guarda di nuovo: «Ma la sana cucina romana di una volta che fine ha fatto?»
La guardo stupefatto. Conosce ancora il significato di sano?
Sorrido e ringraziando nuovamente esco.

 

 

È che a un certo punto inizio a svalvolare di brutto con la ricerca dell’hobby giusto.
Nel giro di tre mesi passo dal corso di moldavo a quello di scimitarra.
Poi dalla scimitarra alla frusta romagnola, sino al vasaio in terracotta.
E ora eccomi qui, con te, al corso di cucina macrobiotica.
Alla fine è per te.
Avrò speso mille euro tra iscrizioni e materiale, per te.
E ho la casa piena di attrezzi inutili, per te.
Ecco perché ti risulto risoluto.

 

 

«Mi sa che è un po’ prematuro», dici sulla porta.
«No, Johana», ti rispondo in ascensore.
«È il caso a un certo punto di fissare dei paletti»,continuo nell’androne.
«Che antipatia ’sti paletti», concludi per strada.

 

 

«Il suo progetto ci interessa, ma non possiamo sostenerla nel lungo periodo.
Potremmo ipotizzare una soluzione a rapido rientro.
Un annetto e mezzo pensa di farcela?»
«Ci posso provare.»
«Bene, allora, affare fatto!»
«Sì, ma se poi le cose non dovessero andare?»
«Nessun problema. Ci prendiamo i suoi sogni.»

 

 

Vedo che mentre ti parlo annuisci pensando profondamente a tutt’altro.

 

 

Com’è largo il fiume.
Porta tutto con sé.
Guardando il fiume non ho ricordi.
Il vento sferza le foglie argentate dei vecchi platani che stancamente si affacciano sulle sponde.
Mi piace inseguire le traiettorie delle cose animate e inanimate che il fiume porta con sé.
Un gigantesco roboante serpente grigio.

 

 

È che spesso ci siamo dimenticati di fare piano.

 

 

Ogni tanto penso a S. Pietro con tutti quei mazzi di chiavi.
Immagino Dio che sorridendo ai commensali gli dà una voce:
«A Pie’, tutto ’sto tempo pe’n barattolino de senape e daje!»
E lui tintinnando dal tinello:
«Eh certo, te pare facile, trovala tu la chiave della dispensa.»

 

 

A proposito, ecco le chiavi della trattoria macrobiotica, Johana.
Anche se avremmo bisogno di normalità.
E di una sana cucina romana.
Perché sbagliare è sano. Ricordalo.
Altrimenti ti impiattano.

 

 

Si vede in lontananza una striscia argentata.
L’erba è morbida. Più cammini, meno fatichi.
La striscia è ora più nitida.
È un fiume.
Dovresti vedere i colori.
Se decidi di cambiare le tovaglie della trattoria macrobiotica (o anche il menu), ricordati di questi accostamenti.

 

 

Si sta bene qui,
sembra la Svizzera.

 

 


Nota

Slalom era già uscito sul blog ‘Multiperso’, a cura di Carlo Sperduti, e poi nell’antologia L’ordine sostituito (déclic edizioni, 2024). Damiano Torre è scomparso all’inizio di questo 2025.

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Chiusura natalizia

In News17 Dicembre 20241 Minuto

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Le biglietterie di Manifatture Teatrali Milanesi
presso il Teatro Litta e il Teatro Leonardo
sono chiuse per feste dal 23 dicembre 2024 al 6 gennaio 2025.
Riapriranno martedì 7 gennaio 2025 nei consueti orari.

Lo staff di Manifatture Teatrali Milanesi
augura buone feste e felice anno nuovo!

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Marco Mazzi: annotazioni su “Casino Conolly”, di Mariangela Guatteri

In Esiste la ricerca16 Dicembre 20245 Minuti

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Marco Mazzi: La scrittura come forma di arte concettuale. (Annotazioni su “Casino Conolly”, di Mariangela Guatteri)*

 

Vorrei affrontare il discorso su Casino Conolly** con la consapevolezza di quello che è successo e sta succedendo nelle arti visive, nell’arte concettuale; ora forse la scrittura è l’unica forma di arte concettuale che sta in piedi. Si parla molto di minimalismo e spesso anche a sproposito, come ad esempio vedo nel mondo del cinema: appena arriva un film che minimalista non è, magari è solo un po’ più asciutto nel budget, o la trama è un po’ più sussurrata… come si parla dell’ultimo film di Wenders, bellissimo film che però minimalista a mio parere non è.

Ascoltando la lettura del tuo testo***, ancor più che leggerlo, mi sembra un lavoro davvero minimale, e non perché dispone poca materia, ma perché non ha niente di troppo; c’è una densità di informazioni che non è offuscata da un impianto e da una retorica invadente, inutile, superflua. Mi rendo conto, ascoltando queste tue letture con inserti di commento, che il tuo lavoro non ha solo quell’aspetto strutturale che, inizialmente, mi aveva catturato di più leggendo sulle pagine. Ora mi rendo conto che, dopo quest’esperienza di ascolto, il  libro può essere pensato come esperienza perché è ricco di informazioni culturali, storiche… c’è un’erudizione – mi verrebbe da dire – che però va nella direzione dell’informazione, cioè mi porta ad essere effettivamente informato di cose che di fatto non conosco e, anche per questo, il libro pare avere una funzione quasi manualistica.

Penso al manuale diagnostico, al manuale della clinica, della psichiatria, della medicina; manuale come anima, talvolta anche un po’ discutibile, di una disciplina, dell’applicazione di regole, di protocolli. A me sembra che questa funzione informativa che è propria del manuale, sia stata quasi sublimata in un lavoro di riscrittura concettuale di tutto questo.

Ascoltando la registrazione, che mi è sembrata quasi una performance,  avevo proprio l’impressione della reinvenzione di un manuale, cioè come se il libro avesse anche la capacità di reinventare, contestualizzare e contestare quella che è la freddezza, la distanza dei manuali. I manuali ci sono anche in un macello, si portano gli animali al macello e ci sono dei protocolli… il manuale c’è per molte situazioni e ha la funzione di istruire e, spesso, anche perversa, di estraniare. Ho questa sensazione… credo che ci siano tante sfumature in questo libro e vengono fuori dalla lettura registrata. Per mia inclinazione e perché abituato a lavorare con mezzi che non prevedono necessariamente una lettura su pagina, preferisco ascoltare i testi letti ad alta voce perché mi consente di cogliere più sfumature e dettagli.

Questa “giusta causa” minimalista-concettuale, il mio chiamare in causa il minimalismo in modo appropriato, viene da questa attenta meditazione sull’informazione che la rende problematica: cos’è l’informazione? come ci si rapporta a un “materiale umano” attraverso una serie di istruzioni, di griglie, di linee, di perimetri? Mi sembra che la forma, la funzione del manuale sia stata ripensata, attualizzata, rivitalizzata e, soprattutto, politicizzata. È stata contestualizzata nel suo statuto politico, spesso molto problematico.

Oggi abbiamo il diaframma temporale di quello che è successo nei manicomi, abbiamo una distanza, siamo un’altra società; ma credo che quello che una volta era relegato alle mura manicomiali, oggi lo si ritrova in altri settori che noi, forse ingenuamente, consideriamo “settori liberi”; c’è un’omologazione, c’è una volontà di strutturare le relazioni e i comportamenti umani in un modo non tanto lontano da certi protocolli inquietanti della detenzione. Ci ritrovo anche un po’ il discorso di Foucault… tutto questo a me è piaciuto molto e penso che ci siano delle sfumature, nella registrazione, che arricchiscono la lettura.

 


* Il testo è la trascrizione riadattata di un vocale inviato da Marco Mazzi a Mariangela Guatteri il 6 novembre 2024.
** Mariangela Guatteri, Casino Conolly, edizioni del verri, Milano, 2024. ISBN 9788898514854.
*** Si riferisce al una registrazione realizzata da Mariangela Guatteri per «Sonde poetiche», a cura di Andrea Inglese e Gianluca Codeghini, trasmessa da Radioarte.it il 21/11/2024.

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