Testi di Roberto Cavallera
di Xxx
Roberto Cavallera
Testi da Cinque casi d’amnesia
(inedito)
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Due testi di Felice Vino
di Francesco Muzzioli
Felice Vino
Da: Neutropoli
(Zacinto, 2023, copertina di Antonio Syxty)
*
Emmeuno è vecchia e sferraglia, è asfittica. Una sfregiata madonna di Bibbiano chiede conto del silenzio, del corrotto silenzio adrenocromico: copie vendute? Lo ignoro.
La città della mia epidemia millenarista, fantasie di zombie a pascere dentro sere viola.
Emmeuno profuma di barre anodizzate, sedili in plastica, gomma e smarrimento: non è così che doveva finire.
*
Chi ha avuto fame, chi divora
quella che mastica e sminuzza l’aria.
Quella è vuota.
Otto semi spurgati e inghiottiti
che si possono contare con pazienza
la pelle più liscia,
il pelo più lucido,
lucido lucido,
liscia liscia.
Amore che splendore
hai un buon odore
lei è una stronza
call in entrata.
Li odia tutti,
inadatti allo scopo.
Si spacca in due, poi si divide
si separa e straccia
addenta un seme, un perno
e ci riesce,
devi punire, amore
che bella pelle
ha pianto in silenzio
ma di brutto
altitudine incerta, in ascesa per noia
tre atmosfere di tacco
altre due sulle mandibole
ASAP la spesa
la consegna a domicilio
in consegna volontaria.
Sarà come chiudere il giorno
bocca a bocca, serrate
i due lati del tubo,
tenere tutto, far silenzio,
tirare via il fuori e pure il dentro.
Due testi di June Scialpi
di Xxx
June Scialpi
Da: Condotta del simbionte
(Collana Isola, 2023, illustrazioni di Majid Bita)
(ii)
La rabbia è la notizia successiva
un’àncora aperta alla fine dei muscoli
gettata attraverso l’epidermide contro
l’altra pelle nascosta. Quando raggiunge
l’innervatura lascia che il confronto sia
brutale, che spaventi il sistema a morte. Le ramificazioni
non conoscono riposo, il lavoro sottostante
è un moto perpetuo – eppure anche quelle
bloccano il flusso sconvolte da tanta espressione violenta.
Avrebbero preferito scoprirla per natura
dialettica, un giorno come un altro, venire fuori
dalla bocca come una storia.
—
(ii) ver. 2
Ti sei trascinato sulla salita come un’impronta nel cemento la tua mole faticava ad assestarsi e rallentare non volevi arretrare. Camminarti accanto sembrava una sorta di miracolo assistere a una benedizione come quando vedi certe bestie giganti venire venerate e poi sprofondare nel fango e pensi impossibile.




