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Luigi Di Cicco: da Annotazioni sulla struttura

By MTM

Luigi Di Cicco

da

Annotazioni sulla struttura

 

la struttura confonde perfino i ragni.
il disorientamento è tradito dalle loro
strampalate tele

 

una volta dentro, i bisogni primari
diventano secondari. si raccolgono
erbe e si cacciano animali per puro
passatempo

 

nessun visitatore è mai uscito dalla
struttura dallo stesso accesso da cui è
entrato. gli armadietti sono zeppi di
effetti depositati all’ingresso e mai
più recuperati

 

ci si allontana dalla struttura
increduli e sospettosi, come animali
cui finalmente siano state dischiuse le
gabbie

 

tracciare cumuli di macerie su carta

millimetrata

 

le feritoie si allargano verso l’interno,
il nemico si annida nella struttura

 

(si può parlare della struttura solo traù

parentesi)

 

in assenza di corsi d’acqua, le dighe
vanno interpretate come maldestri
tentativi, messi in atto dalla struttura,
di porre argini alla propria crescita

 

quando la struttura perde le staffe le
mensole finiscono a terra

 

di rado ci si imbatte in un
interruttore. il visitatore non riesce a
frenare la propria curiosità, si
avvicina alla parete e preme il
pulsante. nulla sembra accadere, ma
basta tendere l’orecchio per udire il
frastuono di esplosioni lontane

 

alcune stanze sono deperibili. recano
la scadenza in un angolo, come
scatolette di tonno o buste di latte

 

fuoriuscendo dalla struttura
trasformati in salamandra o in
stambecco si avverte comunque il
desiderio di appuntare le proprie
impressioni odeporiche

 

a un certo punto l’itinerario diventa
obbligato. è la struttura che,
annoiata, accompagna il visitatore
verso una delle uscite

 

per via di una sfasatura si procede a
distanza di alcuni metri dal proprio
corpo. si passa in scioltezza
attraverso le pareti, per poi sbattere
contro ostacoli invisibili

 

spesso i ponti tibetani cedono, ma
sono sospesi a mezzo metro dal
suolo. male che vada, ci si sbuccia un
ginocchio

 

nel punto in cui il soffitto interseca
con violenza il controsoffitto, le
pareti curvano docilmente, come per
reazione, mostrando ciò che prima
era nascondiglio, introversa
rientranza

 

laddove la parete taglia in due
l’accesso, il soffitto spiove verso gli
stipiti di una finestra parzialmente
murata, il lastricato geometrico
sgradina in un pavimento spoglio e
irregolare

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